Chi perde paga – l’ossessione per la lettura

Chi perde paga è l’ultimo romanzo di Stephen King, pubblicato in Italia a ridosso del 68esimo compleanno del Re. Si tratta del seguito del bel thriller Mr. Mercedes e a mio avviso è uno dei lavori migliori di King.
Addirittura? Vi chiederete voi. Ebbene è così, ed ecco spiegato il perché:

Chi perde paga non è il classico seguito che ci si aspetta, tant’è vero che il protagonista del primo romanzo entra in scena più o meno intorno alla pagina 170. In tutta la prima parte del romanzo abbiamo modo di conoscere l’antagonista, ovvero Morris Bellamy, fan accanito dello scrittore John Rothstein divenuto celebre grazie al personaggio di Jimmy Gold. Bellamy piomba quindi in casa sua intento a vendicarsi non solo perché lo scrittore non scrive da vent’anni, ma perché ha concluso la saga di Gold in maniera vergognosa. Dopo averlo ucciso, Morris riesce ad accedere alla cassaforte e a sua insaputa scopre che oltre ai soldi si nasconde un tesoro ben più prezioso: decine di taccuini con gli appunti per due nuovi romanzi. Ma passeranno trent’anni prima che egli possa leggerli poiché verrà incarcerato. Una volta scontata la pena scoprirà che il baule contenente i taccuini è stato trovato da un ragazzino. A quel punto interviene il detective Paul Hodges e i suoi aiutanti Holly e Jerome.

La trama ricorda molto Misery, ma vi assicuro che leggendo il libro non penserete minimamente all’illustre romanzo. Quello che colpisce è la cura nella descrizione psicologica dell’antagonista e il fatto che il “buono” della storia compaia solamente dopo 170 pagine lo trovo inconsueto e molto interessante.
Come negli ultimi romanzi di King la scrittura è scorrevole, più che in passato, i dialoghi incalzanti e le descrizioni accurate. La suspance è garantita e l’intreccio narrativo vi terrà con gli occhi incollati alla pagine desiderosi di scoprire come andrà a finire.
Con un finale a sorpresa in cui compaiono vecchie conoscenze per chi ha letto Mr. Mercedes. Si vira verso il paranormale, cosa che potrebbe deludere alcuni e incuriosire altri.
Quel che è certo è che non vedrete l’ora di leggere il terzo capitolo della serie che dovrebbe uscire nell’estate del 2016 e che avrà come titolo End of watch.

Gira voce che negli ultimi anni King abbia assoldato un ghost writer e che lui di suo ci metta solo il nome, che puntualmente compare a caratteri cubitali nelle copertine. Se così fosse tanto di cappello a quel ghost writer. Io penso semplicemente che con gli anni King non abbia più niente da dimostrare e poiché è sempre stato uno scrittore prolifico è normale che ultimamente si sia “ammorbidito” e che quindi il suo linguaggio sia più semplice e scorrevole. Prendete i recenti Joyland e Revival: sono due capolavori di scorrevolezza. Non saranno capisaldi della sua bibliografia ma hanno il merito di lasciarsi leggere d’un fiato e leggerli è un gran bel piacere.

Chi perde paga non deluderà i fan di King che amano le atmosfere thriller, mentre i fan dell’horror troveranno tra le mani un romanzo scorrevole e niente più.
Ad ogni modo trattasi di un’ottima lettura da spiaggia o da divano, ideale per rilassarsi e leggere una bella storia che celebra il potere e la passione per la letteratura, che talvolta può rivelarsi una vera e propria ossessione e che non ci vede come semplici lettori passivi, ma la lettura può far nascere qualcosa dentro di noi. Nel bene e nel male. Quello che vi lascerà questo libro è la voglia di appassionarvi a un romanzo e la consapevolezza che la letteratura possiede una forza che talvolta può rivelarsi una droga. Ma è sicuramente una delle droghe migliori in circolazione.

Molti penseranno che King sia arrivato alla fine, che non abbia più idee, che scrive la prima cosa che gli viene in mente solo per obblighi editoriale e riempire le casse. Beh, io sento di dare una risposta a tutto ciò, ed è quello che direbbe Morris Bellamy: “Sono tutte stronzate”.

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