Umberto Eco e Harper Lee: un vuoto difficile da colmare

 

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Se ne sono andate due figure importanti della cultura e letteratura, appartenenti a mondi e a stili diversi ma che entrambi a modo loro hanno influenzato gli ultimi cinquant’anni: Harper Lee autrice del capolavoro letterario Il buio oltre la siepe è venuta a mancare venerdì 19 febbraio all’età di 89 anni, mentre Umberto Eco, professore, scrittore, saggista e filosofo si è spento ieri, 20 febbraio, all’età di 84 anni.
Inutile dire che si tratti di due personaggi di cui si parlerà negli anni a venire, e ora vedremo il perché.
Partiamo da Umberto Eco:

Purtroppo non ho mai letto niente di Eco, se non alcuni saggi contenuti in Diario minimo e altri articoli che era solito pubblicare su quotidiani e periodici quali Repubblica e Espresso.
Il professore, come amava definirsi, più di ogni altro titolo, era una di quelle persone che sapeva impressionarti aprendoti la mente. Sarei stato ore a sentirlo parlare, invidiandone l’intelletto e la proprietà di linguaggio. Con quella fisionomia abbondante e rassicurante dava più l’idea di essere un vecchio zio anziché un professore, poiché gli mancava totalmente quell’aria spocchiosa che hanno molti intellettuali. A dimostrarlo, tra le altre cose, furono le parole di elogio che ebbe per i fumetti, in modo particolare Dylan Dog del quale disse “Posso leggere La bibbia, Omero o Dylan Dog per giorni e giorni e senza mai annoiarmi”. In quanto esperto di media non poteva certo sottovalutare la forza comunicativa delle vignette, considerando Charles M. Schulz un poeta e dedicando per primo ai Peanuts un saggio accademico scrivendo “Salinger è datato, Schulz non è datato. Il vero poeta rimane Schulz”.
Più di tutti mi mancherà il suo sguardo sul mondo e la capacità di analizzare la società in cui viviamo, dandomi la possibilità di riflettere e imparare.

Essendo Eco un grande esperto di comunicazione e media mi vien da pensare ai social network e ai migliaia di commenti che si trovano ogni giorno nei post più disparati, ed io so già che quando leggerò molti di questi commenti da bar mi mancherà una figura come Umberto Eco. Se solo queste persone avessero preso in mano in tutta la loro vita almeno un articolo di Eco e ne avessero tratto qualcosa, forse la speranza di risalire da questo degrado culturale non sarebbe così lontana.

Noto ai più per il grande successo de Il nome della rosa, da cui è stato tratto un famoso film con Sean Connery, Eco ha pubblicato anche molti saggi, uno su tutti che mi sento di citare è il celebre saggio breve “Fenomenologia di Mike Bongiorno” contenuto all’interno di Diario minimo pubblicato nel 1963.
In poche pagine Eco propone un ritratto spietato del noto presentatore sostenendo come la tv tenda a proporre come ideale in cui immedesimarsi non il superman ma l’everyman. Un ritratto lucido e spietato ma incredibilmente veritiero di cui mi sento di proporvi un estratto:

2662896-UEdiariominimo300dpi-282x431Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all’apatia e alla pigrizia mentale. Pone gran cura nel non impressionare lo spettatore, non solo mostrandosi all’oscuro dei fatti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla.
L’ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quando, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa. L’uomo mediocre rifiuta di imparare ma si propone di far studiare il figlio.”

 

Come vedete si tratta di un ritratto quanto mai veritiero che inquieta per la sua lucidità.
Ed è proprio questo il compito che dovrebbe avere ogni intellettuale: saper analizzare la quotidianità (in questo caso le trasmissioni di Mike Bongiorno) e trarne dei profondi significati che sappiano far riflettere.
Ed è questo che mi mancherà molto di Umberto Eco, la capacità di analisi. Specialmente in un periodo come questo in cui assistiamo all’avvento di personaggi che guadagnano consensi grazie alla loro totale mediocrità, di cui ne fanno un vanto, specialmente in politica. Vorrei tanto leggere una sua ultima analisi sulla nuova mediocrità che avanza, che un tempo imperava in tv e che ora troviamo nella politica e sui social.

Voglio spendere due parole anche su Harper Lee. Chiariamo subito: trovo estremamente fastidioso sopravvalutare personalità divenute celebri grazie ad un solo romanzo, a maggior ragione quando il romanzo in questione è praticamente l’unico pubblicato. Come J.D. Salinger, che ha pubblicato un solo romanzo ( Il giovane Holden, bello ma sopravvalutato) e poi ha vissuto di rendita per il resto della vita. Ecco, io non me la sento di idolatrare questo tipo di personaggi, ma nel caso di Harper Lee voglio fare un’eccezione. Un po’ perché Il buio oltre la siepe propone una storia emozionante ma soprattutto perché ha dato vita a quello che io considero uno dei film più belli ed emozionanti della storia del cinema dal titolo omonimo, uscito nel 1962 interpretato da uno strepitoso Gregory Peck nel ruolo dell’avvocato anti segregazionista Atticus Finch.
A voler essere pignoli, il libro è sì un capolavoro ma la scrittura di Harper Lee non mi ha appassionato più di tanto. Più di una volta sono stato tentato di abbandonare la lettura, ma la storia mi aveva appassionato.

buio siepe

Altro aspetto che ha fatto storcere il naso a molti è stato quello di aver pubblicato un seguito del romanzo, verso la fine dello scorso anno, quando in realtà era stato scritto prima de Il buio oltre la siepe. Il romanzo in questione dal titolo Va’ metti una sentinella ancora non l’ho letto ma non ho dubbi a considerarlo un’operazione puramente commerciale. Anche se sono dell’idea che sia meglio aver proposto l’opera al pubblico piuttosto che tenerla nel cassetto; ma perché aspettare quarantacinque anni? Forse perché l’ormai anziana autrice ha voluto lasciare ai nipoti un’eredità più cospicua? Non lo sapremo mai, ad ogni modo questa operazione lascia molto spazio alle critiche, nonostante possa trattarsi di un ottimo romanzo. Questo ve lo saprò dire quando lo leggerò.

Concludo ringraziando queste due figure importanti per quello che hanno lasciato a noi e ai nostri figli.
Ricordando quello che diceva qualcuno anni fa: con la cultura non si mangia. Forse è vero (forse), ma di sicuro grazie ad essa si diventa delle persone migliori.

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7 comments

  1. Bell’articolo, trovo calzanti i commenti su Eco ma dovresti leggere almeno un suo libro per farti un’idea più completa della personalità di questo uomo. Amava i fumetti e li riteneva – a dispetto di molti altri intellettuali – degni della stessa attenzione che dava ai libri, forse anche perché era vicino agli ambienti culturali d’oltralpe.
    Anch’io l’ho omaggiato con la mia arte https://papworld.wordpress.com/2016/02/21/buon-viaggio-umberto/

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