Darkness on the edge of town

springsteen-darknessContinua il nostro viaggio alla scoperta della discografia di Bruce Springsteen. Oggi tocca al quarto lavoro in studio, un  album entrato nel cuore dei fan: Darkness on the edge of town.
Siete pronti? Cominciamo…

Darkness on the edge of town uscì nel 1978, a ben tre anni di distanza dal precedente Born to run.
Quest’ultimo album aveva dato a Bruce grandi soddisfazioni. Il terzo posto nella Billboard charts 200 e la copertina su Time e Newsweek nella stessa settimana. E le esibizioni dal vivo diventavano sempre più leggendarie, in modo particolare il primo concerto in Europa all’Hammersmith Odeon a Londra, immortalato su dvd nel cofanetto che celebra il trentesimo anniversario dell’album pubblicato nel 2005.
Tre anni sono tanti, in modo particolare negli anni ’70, quando gli artisti erano soliti pubblicare un album all’anno, ma come i fan più sfegatati ben sapranno in quel periodo Bruce ebbe dei problemi legali con il suo ex manager Mike Appel e quindi dovette stare fuori dagli studios per più di un anno.
In questo periodo scrisse una quantità impressionante di canzoni per poi sceglierne solo dieci.
Solo dieci, ma che canzoni.

Tra le dieci canzoni dell’album non ce n’è una che sia di troppo. Nessun riempitivo e nessun calo di ispirazione. Dieci vere e autentiche bombe che, come accaduto anche con l’album precedente, hanno trovato la loro forza nelle esibizioni live. Sì perché Darkness on the edge of town propone ottime canzoni anche se la produzione non è all’altezza e non le valorizza pienamente. Questa sembra essere la maledizione di Springsteen, fenomenale nei live e meno incisivo in studio. Anche se io preferisco certe incisioni in studio rispetto alle esecuzioni live (per esempio Girls in their summer clothes da Magic. Stupenda in studio, un po’ piatta nei live).

Ho letto da qualche parte che Darkness è forse uno dei migliori album peggio prodotti della storia, e credo di essere d’accordo. Perché per quanto io ami queste canzoni, mi è capitato raramente di aver voglia di ascoltare l’album. Preferisco di gran lunga le versioni dal vivo, specialmente quella registrata nel 2009 all’Apollo theatre a porte chiuse. Cioè suonato in teatro senza pubblico. Ho riversato quelle esibizioni in formato audio e spesso me le ascolto.
Prendete la open track Badlands: dal vivo è una vera e autentica bomba, mentre la versione in studio non è altrettanto potente. Stessa cosa per la title track. La versione in studio non l’ho mai particolarmente amata, ma dal vivo è da pelle d’oca. Le canzoni che suonano bene nell’album a mio avviso sono Factory e Prove it all night. La prima perché è una deliziosa ballata per pianoforte in cui Bruce ricorda il padre che ogni mattina si alzava per andare in fabbrica e tornare a casa distrutto, la seconda perché risulta orecchiabile e scorrevole e ha quella nitidezza che le dona quella leggerezza utile a smorzare i toni cupi dell’album.

A differenza degli album precedenti qui mancano i personaggi con un’identità ben precisa. Non ci sono le varie Wendy, Rosie, Mary e non ci sono Spanish Johnny e Bad Scooter. Qui il protagonista è l’Ordinary Joe, l’uomo qualunque che la mattina si alza per andare al lavoro, la gente comune che agli occhi di Bruce diventano degli eroi. In Badlands si canta contro le ostilità e le ingiustizie in favore della fede verso un mondo ostile. C’è la ricerca di un posto migliore, un posto al quale appartenere in canzoni come The promised land, Racing in the street e Something in the night. C’è anche il rapporto conflittuale con il padre in Adam raised a Cain, tema che Springsteen ha spesso trattato con eccellenti risultati.
C’è la voglia di fare puro rock ‘n’ roll con la propria band in Prove it all night.

L’album fu un successo pari al precedente Born to run. Raggiunse la quinta posizione in classifica e ad oggi ha venduto in America tre milioni di copie.
Nel 2010 è uscito un cofanetto che celebra i trent’anni dell’album (anche se all’uscita l’album compiva 32 anni) con all’interno delle appetitose outtakes.

Per concludere dico che se siete fan di Bruce sapete già di cosa sto parlando e le canzoni di questo album vi saranno di sicuro entrate nel cuore. Se non siete fan e volete avvicinarvi alla sua musica forse questo non è l’album giusto per partire. Vi innamorerete prima delle versioni live, specialmente della versione di Badlands contenuta in Live in NYC e Darkness on the edge of town contenuta in Live 1975-1985.

Vi propongo di seguito la tracklist e vi do appuntamento a settimana prossima con .

 

  1. Badlands
  2. Adam raised a Cain
  3. Something in the night
  4. Candy’s room
  5. Racing in the street
  6. The promised land
  7. Factory
  8. Streets of fire
  9. Prove it all night
  10. Darkness on the edge of town

 

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27 comments

    1. Anch’io ce l’ho. In quel periodo non badavo a spese mentre ora non ho ancora preso il cofanetto di The river. Le outtakes sono molto belle anche se alcune sono state ricantate. Ma è giusto così perché le versioni originali avevano una qualità audio scadente. L’album eseguito dal vivo è emozione pura.

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  1. Non sono un grande esperto di musica sotto il profilo tecnico quindi non ho elementi per contestare le tue osservazioni critiche sulla produzione di questo disco, tuttavia non posso esimermi dal sottolineare un concetto: DARKNESS E’ UN CAPOLAVORO.

    Tempo fa, quando scrissi una recensione sull’aspetto poetico e lirico del disco (ti metto il link: https://lapinsu.wordpress.com/2012/10/12/la-poetica-di-bruce-springsteen-in-3-passi-darkness-on-the-edge-of-town/ ) definii darkness con queste parole: Io considero “Darkness On The Edge Of Town” il miglior disco in assoluto di Springsteen: c’è la disperazione, ma mai la rassegnazione; c’è la speranza, ma mai l’illusione; c’è la fede, ma mai la cecità; c’è l’amore, ma sempre con un prezzo da pagare. Ogni nota e ogni verso trasudano vita come nessun altro disco che abbia ascoltato.

    Sai, io ho sempre un metro per valutare un disco del Boss: quali canzoni della tracklist vorrei sentire dal vivo? In questo caso, semplicemente, TUTTE. E per mia fortuna, nell’arco degli 8 concerti cui ho partecipato, ci sono quasi riuscito: mi mancano all’appello solo Streets of fire e Something in the night.

    Tu probabilmente hai qualche hanno di me, sicuramente non ricordi le audiocassette e forse hai usato poco anche i CD. Tuttavia ti assicuro che l’ascolto del disco dall’inizio alla fine è stata per me un’esperienza unica, totalizzante. Fu il secondo album in assoluto che acquistai del Boss e ormai so che non avrei potuto prendere una scelta migliore.

    Indubbiamente hai ragione quando scrivi che le canzoni di Darkness suonano meglio dal vivo, tuttavia voglio provocarti con una domanda: riusciresti a trovare una canzone del Boss scritta nel periodo d’oro (73/85, quando ancora aveva poca pratica con gli studi di registrazione) che suoni meglio sul disco che dal vivo? Io credi di no perchè, semplicemente, non esiste. Anche album più recenti e quindi prodotti in maniera più strutturata (come The Rising o Magic, dove in cabina di regia cera Brendan O’Brien) escono sconfitti se confrontati con le esibizioni. Magari qualche canzone la spunta (su Girl in their summer clothes concordo con te) ma l’album nel suo complesso suona sempre meglio live. Ho avuto la fortuna di ascoltare Lonesome Day dal vivo, nel 2008 a San Siro, e ti assicuro che quella performance specifica entra dritta nella top ten delle migliori canzoni che gli ho sentito cantare live. Nel disco invece il brano suona piatto, seppur bello.

    Vabbè, ho sproloquiato abbastanza e ho rubato fin troppo del tuo tempo.
    Ti faccio i complimenti per la recensione, comunque brillante e non banale, e ora aspetto la prossima… The River 😀

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    1. Carissimo… inanzitutto grazie per i complimenti. Andando con ordine: Il metro di valutazione che usi è molto interessante ed effettivamente se lo applichiamo a Darkness, anch’io ti rispondo TUTTE. Ed è proprio la loro resa live che penalizza la produzione del disco.
      Sono nato nel 1987, giusto in tempo per passare l’infanzia con le musicassette e l’adolescenza coi cd. (Che bello andare a scuola con lo zaino pieno di cd con la custodia che si rompeva e ogni due per tre cambiare cd in metropolitana) e quando mi parli del concetto di album da ascoltare nella sequenza voluta dall’artista sono d’accordo. Io gli album di Bruce li ho sempre presi originali perché una delle cose più belle è proprio ascoltare le canzone nell’ordine prestabilito. Saprai benissimo che Bruce è ossessionato da questa cosa, non come altri che mettono le potenziali hit all’inizio e le più brutte alla fine. Tant’è che a volte le più belle si trovano verso la fine. Ed effettivamente è un’esperienza unica.
      Sulle esibizioni live tra il 73/85 non posso proprio darti torto. Perfino quando parliamo di outtake come From small things (hai visto su youtube la versione live? uno spettacolo). Per non parlare di “The wild…” eseguito per intero in una data americana. Strepitoso.
      Lonesome day nel 2008 me la ricordo, c’ero anch’io. L’ho riascoltata l’anno dopo a Torino ma in quel momento era un po’ fiacchino. Si è ripreso subito dopo.

      Allora aspetto il tuo commento su The river 😉
      intanto vado a spulciare il tuo articolo.

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      1. Ho scritto un’inesattezza: la canzone del concerto del 2008 non è Lonesome Day, bensì Long Walk Home, coi controcanti di Little Steven nel finale che mi han fatto venire la pelle d’oca 😀

        Io ho avuto la fortuna sfacciata di sentire quasi tutto The Wild 3 anni fa a Roma: Bruce aveva deciso di suonarlo per interno come regalo ai fans Italiani per la meravigliosa coreografia del concerto di San Siro) ma poi all’ultimo decise di inserire solo le canzoni più importanti del disco:
        Kitty’s Back
        Incident on 57th Street
        Rosalita
        New York City Serenade

        Potrò raccontarlo ai miei nipoti che ho senti NYCS dal vivo eheheheheheheh
        Se ci ripenso ancora mi vengono gli occhi lucidi.

        E’ vero anche che la tournèe del 2009 era un po’ fiacca, anche perchè a onor del vero era proprio fiacco il disco (WOAD), forse addirittura uno dei suoi peggiori in assoluto (eccezion fatta per Outlow Pete).

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  2. Gran Disco! Io mi sono innamorato del live a porte chiuse al Paramount Theater del 2009 dove suona per intero l’album con la E-Street band!
    Da vedere sicuramente!
    Effettivamente nel disco in alcuni tratti il suono non rende altrettanto bene che nei Live….ma forse per il Boss è normale, penso che dal vivo esprima il meglio di se stesso.
    Grazie per la bella recensione!

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