Il ponte delle spie

il ponte delle spieQualche volta mi è capitato di commuovermi durante un film. Specialmente quando gli eventi prendevano una piega decisamente drammatica oppure la situazione si rivelava assai toccante. Come ne Il colore viola, oppure verso il finale de La vita è bella, o ancora per l’epilogo di Marcellino pane e vino.
Raramente mi è capitato di commuovermi per la bellezza di un dialogo, per l’intensità di un’interpretazione accompagnata da una determinata musica in sottofondo. Ebbene, con Il ponte delle spie mi è capitato.
Scopriamo qualcosa in più su questo film:

Steven Spielberg ha sempre alternato costosi blockbuster (di livello) a film decisamente più impegnati.
Dopo il bellissimo Lincoln, che è valso al protagonista Daniel Day Lewis il terzo oscar come attore protagonista, il regista torna sulle scene con una storia tutt’altro che facile nella quale si narrano le gesta dell’avvocato  James B.Donovan che durante il periodo della guerra fredda tra Usa e Urss, viene incaricato di negoziare lo scambio tra la presunta spia comunista Rudolf Abel e Francis Gary Powers, pilota americano il cui aereo spia è stata abbattuto in Unione Sovietica. Donovan si getta anche nell’ardua impresa di liberare Frederic Pryor, uno studente arrestato per spionaggio dalla polizia della Germania orientale; scambio che dovrà avvenire sul ponte Glienicke, punto di demarcazione tra Berlino ovest e Germania est e luogo che fu teatro di scambi diplomatici. L’avvocato si troverà quindi catapultato nel clima teso di Berlino durante la costruzione del muro.

Il film si apre con una vera e propria lezione di regia, ricordando certi film di spionaggio che andavano tanto in voga negli anni ’50. Assistiamo quindi ad una caccia all’uomo in cui la vittima è il colonnello Rudolf Abel (un magnifico Mark Rylance), presunta spia filocomunista. Nei primi minuti viene mostrato il lato umano di Abel, in cui spunta il suo talento artistico e la passione per la pittura. Il resto del film è un esempio di cinema classico che ormai è andato perduto. Tom Hanks rappresenta il buon uomo americano, retto e giusto (Stoik chelovek, ovvero “uomo tutto d’un pezzo” come lo definisce Abel) che vuole difendere a tutti i costi i suoi principi, a costo di mettere a rischio la propria vita e quella della sua famiglia. Mark Rylance, vera rivelazione del film, colpisce per l’imperturbabilità e il modo serafico con il quale reagisce ai fatti, compreso il fatto di essere l’uomo più odiato d’America col rischio di essere condannato a morte. Lo script dei Fratelli Coen è di una scorrevolezza esemplare ed evita i meccanismi intricati nei quali film di questo genere rischiano di inciampare.
Anzi, il loro stile è riconoscibile soprattutto in alcuni momenti “leggeri” che strappano un’inaspettata risata. La regia di Spielberg non ha bisogno di presentazioni; Tanto classico eppure per niente retorico o zuccheroso. La minuziosa cura dei particolari ti fa per un attimo perdere la cognizione del tempo finché ti sembra davvero di sentirti catapultato negli anni ’50. La sua maestria riesce a tenerti incollato alla poltrona grazie al patos che riesce a creare durante la narrazione e per la bravura che è riuscito a tirare fuori dagli attori. Per questo non mi dispiacerebbe vederlo trionfare alla notte degli Oscar.

Dicevo che qualche volta mi è capitato di commuovermi, ebbene al termine del film avevo gli occhi lucidi (a dire il vero anche durante) ma non a causa di un evento drammatico presente nel film. No, era per via del fatto che mi trovavo davanti a un film che riesce a emozionare. Un film che si può tranquillamente riassumere in un’unica semplice parola: cinema.
Perché molte volte, specialmente negli ultimi tempi, assistiamo a opere di registi talentuosi che inseriscono molto mestiere nel loro lavoro, talvolta con risultati notevoli, altre volte meno. Ma in troppi sembrano dimenticare questa semplice parola che dovrebbe venire prima di tutto. Cinema.
E Spielberg è tornato per ricordarcelo. L’eroe che ha reso indimenticabile la nostra infanzia grazie a capolavori come E.T., Jurassic park, Indiana Jones, (e mi sento di inserire anche Hook) e che ha saputo impressionarci con film forti come Schindler’s list, Il colore viola e Salvate il soldato Ryan, regala ancora una volta una lezione di autentico cinema.
E noi non possiamo che ringraziarlo.

Curiosità:

  • il film è stato un successo al botteghino: costato 40 milioni, ne ha incassati 162, di cui 10 in Italia (a sorpresa).
  • il film è candidato a sei premi oscar:
  • Miglior film
  • Miglior attore non protagonista: Mark Rylance
  • Miglior sceneggiatura originale: Matt Charman, Joel ed Ethan Coen
  • Miglior colonna sonora: Thomas Newman
  • Miglior scenografia: Adam Stockhausen
  • Miglior sonoro: Andy Nelson, Gary Rydstrom e Drew Kunin.

Frase tratta dal film:

  • “Io sono irlandese, lei è tedesco, ma cosa ci rende entrambi americani? Una cosa sola, una, una, una: il manuale delle regole, lo chiamiamo costituzione e ne accettiamo le regole. E’ questo che ci rende americani, solamente questo”. (James B. Donovan)

 

 

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6 comments

  1. Ancora non ho avuto il piacere di vederlo, ma essendo nell’elenco dei film da vedere pre Oscar, mi sa tanto che lo guarderò al più presto! Ero titubante perché non sono un’amante dei film di spionaggio, ma viste le infinite critiche positive, proverò a mettere da parte i preconcetti e mi godrò semplicemente il film. 🙂

    Complimenti per la bella recensione 🙂

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    1. Ti dirò. .. anch’io avevo un po’ paura anche se con Spielberg vado sempre sul sicuro. Forse è anche per questo che sono uscito dalla sala stupito ed emozionato. Spero tu possa vederlo al più presto perché merita davvero. Grazie del commento.

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