…oppure mi si nota di più se cerco la polemica a tutti i costi?

12552780_1709524869269793_963643324314199896_n“Controllate tra i vostri amici di Facebook quelli che non scrivono e non pubblicano mai niente. Probabilmente sono coloro che hanno più cose da dire.”
Inizialmente Facebook nacque come social network grazie al quale era possibile comunicare con amici o conoscenti in qualsiasi parte del mondo essi si trovassero.
Ma col tempo ho come l’impressione che le cosa abbiano preso una piega diversa, e che i social a tutto servano meno che comunicare amichevolmente.
(detto tra noi: siamo così in tanti ad avere amici dall’altra parte del mondo?).
La mia personale concezione di Social network, in modo particolare Facebook, la traduco così: pensare a voce alta. È la definizione che mi sembra migliore; basta guardare quello che i nostri contatti scrivono ogni mezz’ora. Che si tratti di pensieri o azioni, tutto deve essere documentato e condiviso.
Penso di essere stanco e non riuscire ad affrontare la giornata: lo scrivo sulla bacheca.
Ho preparato un pranzo di cui vado particolarmente fiero: pubblico le foto del mio operato per far vedere a tutti le mie abilità, facendo vedere ai maligni di cosa sono capace.
Sono ad un concerto: chi se ne frega di seguire l’esibizione del mio cantante preferito, io lo guardo attraverso il monitor del mio cellulare perché è importante che tutti i miei cinquecento contatti sappiano che quella sera io ero lì.

Il senso della misura è stato bellamente superato, ma c’è dire una cosa: chi pubblica foto di aperitivi, cene, gite al mare lo fa sempre con un sorriso sulle labbra. È diventata una tendenza e, piaccia o no, la realtà è questa qui. Come quando negli anni ’90 tutti i ragazzini dovevano avere le Bull boys; chi se ne frega se le scarpe erano comode o no, si illuminavano e quella era la cosa figa, quindi se tutti ce le avevano dovevi averle anche tu. Le tendenze ci fanno vittime ma siamo fatti così. Dicevo quindi che mentre queste persone postano i loro momenti senza cattive intenzioni, ecco nascondersi dietro l’angolo la specie più fastidiosa. I polemici. Quelli che devono creare la polemica a tutti i costi, prendendosela proprio con i propri contatti, per non dire “amici”.
Perché si presume che chi scrive contro quelli che pubblicano certe “cavolate” ce l’abbia con alcuni suoi amici in particolare, e non con un profilo di cui non conosce minimamente l’esistenza. Ed ecco quindi che la critica di questi polemici perde la sua forma generalizzata e assume tutt’altro senso. Una cosiddetta “frecciatina” verso qualcuno in particolare, di cui non avremmo mai l’ardire di prenderlo personalmente da parte e farglielo notare.
Loro devono mettersi al di sopra dei comuni mortali e far vedere che prendono le distanze da certi atteggiamenti considerati troppo “pop”.

Prendete la recente morte di David Bowie. Quel giorno su Facebook non si parlava d’altro (com’era prevedibile). Quasi tutti hanno postato una canzone, una frase o un personale saluto al duca bianco. L’hanno fatto i comuni mortale e anche i vip.
Ma ecco insorgere loro: quelli alla ricerca della polemica gratuita, che devono andare controcorrente, quando per risultare davvero disinteressati basterebbe starsene al proprio posto, senza per forza dover dire la propria solo perché si ha la possibilità di farlo. Possibilità che per loro diventa un “diritto”.
Quindi ecco comparire foto come quella che ho inserito in alto. “Mi si nota di più se posto Heroes o Life on mars?”. Si tratta di due fra le più celebri canzoni di Bowie, e questo post voleva criticare tutti coloro che hanno deciso di omaggiare l’artista britannico postando appunto delle sue canzoni. Colpevoli di averle postate solo per accumulare “like” e visibilità.

Sì avete letto bene: secondo la corrente di pensiero di gente come questa, esisterebbero persone che decidono di omaggiare un personaggio defunto solo per ottenere Like. Solo a me suona assurda questa cosa? Esiste davvero gente che si scomoderebbe a scrivere un pensiero su David Bowie (parliamo del duca bianco, mica di Umberto Smaila) solo per ottenere un buon numero di “mi piace”?
Come dice Natalino Balasso “Che cazzo ci faccio io con i like? Ci arrivo a fine mese?”.
Quindi la polemica, estremamente gratuita, vorrebbe prendere di mira tutti quelli che in quasi dieci anni di Facebook non si sono filati di striscio Bowie, e nel giorno della sua morte hanno deciso di postare un suo video. Quindi questi polemici per sostenere una tale tesi dovrebbero innanzitutto ricordare tutti i post pubblicati dagli oltre duecento contatti e inoltre dovrebbero conoscere a fondo i gusti e i pensieri dei propri “amici” riguardo un determinato argomento.

Prendete me per esempio: ho sempre seguito Bowie con interesse, ma non ricordo di aver mai postato una sua canzone su Facebook. Il giorno della sua morte ho solo scritto una frase di una sua canzone e un “Ciao”. Certo non era indispensabile, ma ho voluto farlo per dare il mio personale saluto ad un grande artista. Quindi per questi cacciatori di polemiche io sarei un altro di quelli che si è interessato di Bowie solo alla sua morte. Cosa decisamente non vera. E poi questo vorrebbe dire che ogni giorno dovremmo scrivere qualcosa su tutti i cantanti o attori ancora in vita altrimenti quando muoiono verremmo criticati?
Decisamente assurdo. Questo dimostra solo come alcuni perditempo vadano semplicemente alla ricerca dalla polemica gratuita, e con il loro snobismo, cercare disperatamente di distinguersi dalla massa media.

Quando morì Lucio Dalla, nel marzo 2012, in quello stesso periodo morì il grande biologo Renato Dulbecco. E la loro polemica è giunta puntuale: “tutti a scrivere di Lucio Dalla e nessuno scrive un pensiero su Renato Dulbecco”. Ora, io riconosco la grandezza di Dulbecco, conosciuto ai più per aver condotto insieme a Fabio Fazio il festival di Sanremo del 1999, ma le canzoni di Lucio Dalla hanno accompagnato per quasi quarant’anni le nostre vite. Alcune sono entrate di diritto nella storia della musica italiana, quindi è chiaro che ripensando ad alcuni momenti più belli della nostra vita ci vengano in mente le canzoni di Dalla piuttosto che le ricerche di Dulbecco. Ma questo non vuol dire riconoscere la grandezza di uno e di escludere quella dell’altro.

Mi sono forse dilungato un po’ troppo. Io sono uno che fa uso dei Social ma cerco di mantenere le distanze. Se vado al cinema mi godo il film senza condividere la mia posizione gps su Facebook e se vado a un concerto col cavolo che perdo tempo a fare un video da condividere. Me lo voglio godere tutto.
Questo per dire che a volte basterebbe fare una semplice cosa per dimostrarsi fuori dalla massa che tanto disprezziamo, specialmente quando si tratta di un social network e non della “vita vera”. Stare in silenzio.

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8 comments

  1. Sai di “polemizzatori ” ce ne’ tanti ma credo che possano passare inosservati..io dal canto mio segnalo(oramai da me e’ un necrologio ogni tre x due) ogni morte visto e considerato che sn cresciuta in una famiglia che amava ogni genere di musica e molti di loro fanno parte del mio crescere…poi tutto il resto e’ fuffa…😊

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  2. Polemico ma argomentato… 🙂
    E’ che forse tutti noi ci facciamo dei problemi ad agire semplicemente secondo quello che ci viene dall’istinti e che riteniamo giusto per noi in quel momento. Un anno e mezzo fa è morto Robin Williams. Tu sei arrivato al mio blog da Mrs Doubtfire ma in realtà lui ha accompagnato davvero tutta la mia vita, dall’infanzia in poi, illuminando più di una volta dei momenti che di luce avevano davvero molto, molto bisogno. Senza mai saperlo, questo è ovvio. Però io sentivo di avere un debito di gratitudine nei suoi confronti, e così come (molti) altri ho sentito che volevo “mandargli” un grazie. Serviva a me, non è che pensassi davvero di raggiungerlo. Del resto da allora ho continuato e continuo a farlo, a modo mio. Poi qualcuno ha cominciato a dire che ringraziare i morti è una cosa stupida e ridicola e forse lo è. Ma anche polemizzare su quello che un’altra persona sente di fare lo è. Quindi penso che possiamo tranquillamente continuare a dare il nostro personale saluto a chi vogliamo, e in generale condividere i nostri pensieri quando ci sentiamo di farlo, quando ci serve e come ci serve o semplicemente ci fa piacere 🙂

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  3. Robin Williams credo abbia influenzato in gran parte l’infanzia di chi è stato bambino tra gli ’80 e i ’90 e chiaramente nei social è stato molto omaggiato. Anche lì qualche polemico disse la sua con frasi tipo “oggi è morto Williams e le altre cose hanno smesso di succedere”. E io mi chiedo quale sia l’utilità di dire cose come questa, se non il fatto di poter dire la prima cavolata solo perché si ha la possibilità di farlo.

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  4. A me fanno morire tutti quelli che criticano e quando chiedi spiegazioni [riguardo la critica o in generale del perché debbano cagare tanto il belino] rispondo con un sonoro “sono libero di scrivere quello che voglio!”
    ……ah. Tu si e io no? #alloraseifigo

    PS: ottimo pezzo, condivido ogni singola parola!

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