Greetings from Asbury Park, N.J.

greetingsEbbene, da oggi vorrei iniziare a recensire tutti gli album di Bruce Springsteen. In ordine cronologico, in modo da risultare il più obiettivo possibile e non seguire l’onda emotiva (per esempio in questo periodo sto ascoltando Human touch, considerato l’album peggiore, e se facessi una recensione su quell’album ne sarei troppo entusiasta) e poi per seguirne l’evoluzione.Partiamo dunque col primo album uscito nel 1973, ovvero quella piccola perla intitolata Greetings from Asbury Park, N.J.. L’album contiene nove canzoni che col tempo sono diventate delle vere e proprie gemme, tant’è che quelle poche volte che Springsteen propone una di esse dal vivo il pubblico risponde con un entusiasmante boato.

Questo album mi fu regalato da due amiche per i miei diciassette anni, era il 2004 e non scorderò mai quel momento. Avevo appena iniziato ad appassionarmi seriamente a Bruce e pian piano, con quello che la paghetta di uno studente poteva consentirmi, mi stavo comprando tutti gli album del boss. Se non ricordo male gli unici album che avevo allora erano Born in the Usa, The rising e Lucky town. Quindi sapevo praticamente niente, e il meglio doveva ancora arrivare perché alle mie orecchie non erano ancora giunti i capolavori degli anni ’70. Il disco, come molti fans già sapranno, uscì nel 1973 e fu pubblicato con l’intenzione di proporre Springsteen come nuovo Dylan. Bruce si presentò ai provini armato di chitarra acustica e voce, appassionando così i produttori che decisero di investire sul suo talento. Una cifra irrisoria a dire il vero.Però Bruce non voleva fare un disco folk, quindi riuscì a convincere i produttori a far suonare nel disco la band con la quale era solito girare i locali. Il risultato non convinse pienamente i discografici poiché mancavano brani radiofonici, quindi si narra che una notte su una spiaggia, egli compose due nuove canzoni. Ovvero: Blinded by the light e Spirit in the night (dici niente). Le canzoni piacquero e furono incise, ma poiché i lavori per l’album erano pressoché terminati, il nostro eroe dovette suonare quasi tutti gli strumenti, eccezion fatta per la batteria. Ma un nuovo strumento si aggiunse al sound della futura E Street band. Stiamo parlando del mitico sax, suonato da Clarence “Big man” Clemons, che Springsteen aveva conosciuto pochi mesi prima e con il quale aveva legato molto.

L’album ebbe buone recensioni da parte della critica ma il pubblico lo accolse freddamente.
La stella di Bruce Springsteen doveva ancora imporsi.
Negli anni alcune di queste nove canzoni sono state valorizzate dal vivo, come ad esempio Growin’ up.
Magistrali le esecuzioni durante il Born in the Usa tour, durante il quale Bruce a metà canzone raccontava particolari della storia che ha reso grande l’amicizia e l’alchimia con i membri della band.
Anche Spirit in the night compare spesso in scaletta, mentre le altre canzoni sono delle rarità purtroppo. Lost in the flood fu proposta in versione elettrica durante il Reunion tour nel 1999, e non era niente male.

I giorni successivi al mio diciassettesimo compleanno ascoltavo spesso questo album, anche se lo trovavo un po’ acerbo. Però non potevo non rimanere affascinato dal ritmo frizzante di canzoni come Blinded by the light, For you, Spirit in the night e Does this bus stop at 82nd street?
Mentre Mary queen of Arkansas mi affascinava perché mi dava proprio l’idea di cosa fosse stato Bruce all’inizio. Prima del sintetizzatore martellante di Born in the Usa o del furore epico di Born to run.
Lost in the flood e The angel un po’ mi annoiavano e non le ascoltavo quasi mai, mentre la mia preferita credo fosse Growin’ up. La trovavo semplicemente deliziosa e anche innocente.

Di certo la cosa migliore di quei giorni era la scoperta. Sapere di avere ancora un album di Bruce che ancora non avevo ascoltato e morire dalla voglia di andare, dopo la scuola, alla Fnac o alle ex messaggerie di Milano a comprare i cd. Momenti indimenticabili.

Vi propongo di seguito la tracklist dell’album e intanto vi do appuntamento a settimana prossima con la recensione di The wild, the innocent & the E Street shuffle.

 

  1. Blinded by the light
  2. Growin’ up
  3. Mary queen of Arkansas
  4. Does this bus stop at 82nd street?
  5. Lost in the flood
  6. The angel
  7. For you
  8. Spirit in the night
  9. It’s hard to be a saint in the city
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26 comments

  1. Dove c’è il Boss c’è Lapinsù!!!!!
    Ebbene, questo disco è un disco strano. Non contiene canzoni da hit-parade ma, ad onor del vero, nessuna canzone bella a 360° tanto che nessun fan di Springsteen inserirebbe una di queste tracce tra le 20/30 migliori in assoluto del Boss.
    Tuttavia è un gran disco, perchè PREPARA quello che sarebbe venuto dopo (The wild, etc) e soprattutto introduce alcune caratteristiche della poetica sprignsteeniana.
    Se dal punto di vista LIRICO Greetings troverà continuità con lavori successivi, diverso è il discorso musicale: prima con The Wild e soprattutto poi con BTR, il Boss darà una svolta radicale alle sue sonorità creando il cosiddetto ASBURY SOUND, la paternità del quale va sempre ricordato essere divisa tra bruce e little steven.

    Nelle esibizioni live le canzoni di greeting sono state spesso stravolte: penso a Growin Up o a Does this bus, anche Spriit in the night e Lost in the flood suonano diverse. Comunque tutte suonano meglio.

    Un lavoro acerbo, quindi, ma tuttavia meraviglioso!!!

    PS. non vedo l’ora di leggere la prossima!!!

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